Il gelato, così come lo conosciamo noi, è stato inventato in Sicilia dagli arabi che, nel frattempo avevano scoperto l’uso dello zucchero; mescolando lo zucchero, la neve dell’Etna e i succhi degli agrumi siciliani ottenevano una quasi granita. Nelle regioni più a nord furono i Crociati ad importare dalla Terra Santa alcune preziose ricette con frutta e ghiaccio utilizzate nei banchetti di famiglie facoltose. Marco Polo lo fece conoscere a Venezia importando dalla Cina un nuovo tipo di refrigerazione ottenuta non dalla neve ma con acqua e salnitro. In Italia ed Europa il gelato fu scoperto grazie ad abili artigiani siciliani che si formarono nelle scuole dei Mussulmani. Risalendo a poco a poco l’Italia approdarono prima a Napoli poi a Firenze, Roma, Milano e Venezia e quindi in Francia, Germania e Inghilterra. In particolare in Francia fu Caterina dei Medici quando andò in sposa ad Enrico duca D’Orleans, futuro re di Francia, a portare con se tra i fidati cuochi e pasticceri un certo Ruggeri che a Firenze aveva vinto una gara di cucina con una sorta di sorbetto gelato. A Marsiglia, in un grande banchetto nuziale, fece conoscere ai francesi il suo gelato preparato con acqua zuccherata, ghiaccio e profumi di frutta. A Firenze, nella seconda metà del cinquecento troviamo un altro gelatiere di nome Bernardo Buontalenti che svolgeva pure i mestieri di architetto, pittore, scultore e autore di preziose miniature. Si fece conoscere quando a Firenze giunse un’ambasceria inviata dalla Spagna; lui ebbe l’incarico di organizzare splendide feste e sontuosi banchetti. In questi banchetti l’artista presentò “favolosi dolci ghiacciati” a base di crema, zabaglione, frutta e aromi vari. Il successo fu clamoroso tanto che tutti coloro che avevano lavorato con lui, partiti gli ospiti, lasciarono Firenze con la preziose ricette per mettersi al servizio di altri signori in Italia e in Europa. Ma chi impostò la produzione e la vendita al pubblico di gelati fu un terzo italiano, il siciliano Francesco Procopio dei Coltelli nato probabilmente sulla costa Ionica della Sicilia nel borgo marinaro di Acitrezza. Era un giovane pieno di talento e seppe fare tesoro di un’invenzione del nonno Francesco che faceva il pescatore che mise a punto una speciale macchina che produceva gelati migliori dei saraceni. Un giorno Francesco, stanco di fare il pescatore, emigrò a Parigi portando con se la macchinetta lasciata dal nonno con cui si mise a produrre gelati fatti non con il miele ma con lo zucchero e mescolando al ghiaccio del sale per farlo durare più a lungo. A Parigi ebbe successo e così aprì nel 1686 un ritrovo al quale diene il nome di “Cafè Procopio”. Poco dopo forte del successo commerciale scelse un locale più sontuoso ubicato nei pressi del teatro “Commedie Francaise”. In questo locale offriva ai parigini una grande scelta di prodotti: acque gelate tipo la granita dei nostri giorni, gelati di frutta, gelati con anice, cannella, con succo di limone, con succo d’arancia, crema gelato. I gelati erano preparati con la neve delle Alpi che faceva arrivare con un celerissimo servizio di staffette. Il caffè divenne in breve il più celebre ritrovo letterario di tutta la Francia; lì si ritrovarono personaggi come Napoleone (ancora modesto ufficiale), Balzac, Victor Hugo, Marat, Danton, Liszt, Rousseau. Anche Oscar Wilde, esule a Parigi, amava recarsi al Cafè Procope e restarvi lunghe ore con davanti una coppa di gelato. Fino al 1870 questo locale era affiancato da altro rinomato ritrovo il “Cafè Napolitain” aperto dal Velloni ma rilanciato dal napoletano Gennaro Tortoni. A decretare il successo e la diffusione del dolce freddo contribuirono anche splendide donne, le favorite del Re: Madame De Maintenon, Madame De La Valliere, la Marchesa De Pompadour e la duchessa Du Barry. Di gelati furono ghiotti molti uomini illustri come il grande musicista polacco Frederic Chopin che, scrivendo alla sua famiglia da Parigi, racconta con rammarico dei bei gelati mangiati davanti a lui (che non poteva gustare perché malato ai polmoni), dai figli della scrittrice George Sand anch’ella golosa di tali prelibatezze. Fu anche grande mangiatore di gelati Giovanni Verga che addirittura soleva nutrirsi mangiando grosse cassate gelate insieme al pane. Charles Dickens in un suo scritto ricorda di un suo viaggio a Firenze, verso la metà dell’Ottocento, dove gli uomini, quando mangiano il gelato, sembrano tanti bambini intenti a poppare. Ma chi dimostrò un autentico fanatismo per i gelati fu Giacomo Leopardi che, durante il suo soggiorno a Napoli, dove morì, se ne faceva servire ben tre, uno sopra all’altro, come racconta L. Triech nel suo “Almanach des Lettres”. Il letterato che poi doveva diventare il suo amico e suo biografo, Antonio Ranieri, lo incontrò un giorno al Cafè Angioli, in via Toledo, seduto davanti ad un gelato colossale, con intorno dei curiosi che osservavano e ridevano dicendo: “ E’ più grande il suo gelato che lui”. Nel suo ultimo mese di vita il Leopardi si sostentò principalmente di gelati e prima di morire, lamentandosi del caldo eccessivo, pregò che gli servissero un ultimo gelato. Al gelato è legato anche il ricordo di scienziati come il fisico francese Renè Antoine Reaumur che si occupò a lungo del comportamento dei liquidi sottoposti a gelatura presentandone i risultati all’accademia delle Scienze: egli nel 1743 rilevava che era possibile constatare un continuo miglioramento qualitativo del gelato; e che era assai piacevole gustare un gelato di frutta preparato con polpe naturali. Al gelato è legato anche il ricorso della grande cantante lirica Helen Porter Mitchell, in arte Nelly Melba. In onore di questa grande artista che riportò all’Opera di Parigi un trionfale successo all’epoca della famosa Esposizione Mondiale del 1889 Auguste Escoffier creò la famosa coppa “Peche Melba” cha da oltre cent’anni appare nel repertorio delle coppe di ogni gelatiere che si rispetti. Escoffier scriveva nella sua “Guide Culinaire”: ”I gelati sono la conclusione del pranzo, perciò non hanno minor importanza di tutto ciò che concerne la cucina. Se ben fatto e ben presentato, il gelato rappresenta anzi l’ideale della più fine squisitezza. In nessuna parte del mondo, come in Italia, il genio di quest’arte ha dato sfogo alla fantasia e creato delizie in forma di gelato. L’Italia, culla delle arti in genere, può essere definita culla dell’arte del gelato”. Tutte le notizie sopra riportate sono tratte dal volume di Luca Caviezel “Scienza e Tecnologia del Gelato Artigianale” edito da Chiriotti Editori 1986 al quale si rimanda per maggiori approfondimenti.

